La noia

October 30, 2007

bovary

One of the great subjects of the realist novel is boredom - narrow experiences in small places and unsympathetic groups. There is no greater study of boredom than Madame Bovary - which is nevertheless never boring, but always both terrifying and simultaneously gleeful over its own accuracy. A. S. Byatt nel suo articolo sul Guardian interpreta Madame Bovary come romanzo della borghesia e spiega perchè, pur rileggendo il libro in un periodo della sua esistenza in cui non si sente minacciata dal percorso di Emma, non lo ritiene un libro romantico. Madame Bovary non è una storia bella: è il racconto di una donna egocentrica e viziata dalle sue idee di romanticismo estratte da romanzi per ragazze di dubbia qualità. Il racconto di una donna che, delusa dal suo matrimonio, incapace di integrarsi nella sua nuova realtà, porta se stessa e la sua famiglia alla rovina morale ed economica. Ma l’antipatia nei confronti di un personaggio così meschino si mescola alla consapevolezza che Emma rappresenta il nuovo tipo di donna e che la sua vita è un esempio realistico nella società in cui viviamo. La lucidità con cui Flaubert ci presenta il suo declino costituisce la bellezza di questo romanzo: una bellezza algida che ci attira e ci terrorizza.

Erica Jong invece è più interessata a the heroine’s fondness for reading. She dies because she has attempted to make her life into a novel - and it is the foolishness of the quest that Flaubert’s clinical style mocks. In questo articolo la Jong vede Emma come un’eroina che tocca i nostri cuori perchè è alla ricerca di qualcosa di autentico ed importante, perchè vuole che la sua esistenza sia significativa. Forse ci identifichiamo in Emma perchè anche noi percepiamo il vuoto al centro delle cose, un vuoto che cerchiamo di riempire con libri, fantasie, sesso, cose.

Il futuro

October 15, 2007

terraluna

Sicchè ecco qui, si disse Floyd, la prima generazione dei Nati-nello-Spazio; ve ne sarebbero stati molti di più negli anni a venire. Sebbene vi fosse malinconia in questa riflessione, v’era anche una grande speranza. Una volta che la Terra fosse divenuta mansueta e tranquilla, e forse un po’ stanca, vi sarebbero state ancora opportunità per coloro che amavano essere liberi, per i duri pionieri, per gli irrequieti avventurieri. Ma i loro mezzi non sarebbero consistiti in una scure e in un fucile, in una canoa e in un carro coperto; essi avrebbero potuto disporre di centrali nucleari, di reattori al plasma, di colture in soluzioni liquide nutritive. Si stava avvicinando rapidamente il momento in cui la Terra, come tutte le madri, avrebbe dovuto dire addio ai propri figli.

Arthur C. Clarke in 2001: Odissea nello spazio

Case…

October 11, 2007

 

Man mano che gli anni passano per noi, anche la nostra casa ci si restringe intorno. Abbiamo bisogno di meno spazio e dietro le porte chiuse, in stanze un tempo piene di animazione, regna un silenzio pesante che ci accusa di avere dato loro la vita per poi sottrargliela. Dove sono i bambini, le feste, il baccano, il movimento e tutta quella baraonda di roba per terra? Nessuno si guarda più negli specchi, nessuno lascia più delicate scie di profumo in corridoio, nè si respira più l’odorino di un buon pollo arrosto per cena nella sala da pranzo in cui ormai non entra più nessuno. Non avete più niente per me? Allora io vi imprigiono nella mia quiete, tra oggetti che nessuno tocca più e che rimangono puliti troppo a lungo.

Io la chiamo sindrome da museo delle cere: tutto quello che possediamo, man mano che diventiamo vecchi, assume un’aria museale, noi compresi.

Jonathan Carroll nel racconto "Oh oh lallà" dalla raccolta Tu e un quarto

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